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Facciamo come fanno gli altri (nel resto d’Europa…)

Dal sito di ANDU.  DARIO BRAGA ALL’ANDU: MEGLIO ABOLIRE I CONCORSI      Mi fa piacere l’invito a contribuire al blog di ANDU intervenendo nuovamente sul tema sollevato dal mio articolo sul Sole 24ore (cliccare qui). Mi fa piacere anche perché mi consente di fare qualche precisazione e, implicitamente, rispondere ad alcune interpretazioni fantasiose del mio scritto. Prima però è utile ricordare che il tema “concorsi” non è di oggi – né lo è quello dei “ricorsi” – da sempre strettamente coniugati a quello dei concorsi. Ricorso fa rima con concorso.      Con la ‘382 del 1980, la legge che, più significativamente di altre, ha inciso e modificato la struttura delle Università, furono creati i dipartimenti, fu introdotto il dottorato di ricerca, e furono create le fasce dei ricercatori universitari, degli associati e degli ordinari. Una straordinaria opera di razionalizzazione di una giungla di docenti e di precari diventata

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Se la burocrazia imbriglia i docenti

Che l’Italia sia un Paese ad alto tasso di burocrazia è nella percezione comune a livello nazionale e internazionale. Una presenza pervasiva, capillare, a volte sfiancante che trasforma tutte le operazioni, anche le più semplici, anche le più ovvie, in hiking di alta montagna. La Treccani ci dice che il termine burocrazia fu coniato all’inizio del XVIII secolo dall’economista francese Vincent de Gournay «per stigmatizzare la potenza crescente dei funzionari pubblici nella vita politica e sociale, che configurava una vera e propria forma di governo dei funzionari». Intendiamoci la burocrazia non è il male assoluto, non è nemmeno un male per sé: abbiamo bisogno di regole e strumenti e abbiamo bisogno di qualcuno che governi queste procedure, i burocrati, appunto. Di burocrazia si può parlare a lungo e la retorica è dietro l’angolo. Ma che succede se il burocrate non è più un essere umano ma un computer, o

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