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Facciamo come fanno gli altri (nel resto d’Europa…)

Dal sito di ANDU.  DARIO BRAGA ALL’ANDU: MEGLIO ABOLIRE I CONCORSI      Mi fa piacere l’invito a contribuire al blog di ANDU intervenendo nuovamente sul tema sollevato dal mio articolo sul Sole 24ore (cliccare qui). Mi fa piacere anche perché mi consente di fare qualche precisazione e, implicitamente, rispondere ad alcune interpretazioni fantasiose del mio scritto. Prima però è utile ricordare che il tema “concorsi” non è di oggi – né lo è quello dei “ricorsi” – da sempre strettamente coniugati a quello dei concorsi. Ricorso fa rima con concorso.      Con la ‘382 del 1980, la legge che, più significativamente di altre, ha inciso e modificato la struttura delle Università, furono creati i dipartimenti, fu introdotto il dottorato di ricerca, e furono create le fasce dei ricercatori universitari, degli associati e degli ordinari. Una straordinaria opera di razionalizzazione di una giungla di docenti e di precari diventata

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Le sfumature dell’eccellenza

Nel corso degli ultimi venti anni molte università italiane hanno costituto Collegi o Scuole Superiori destinate a studenti particolarmente motivati e capaci, selezionati annualmente sulla base esclusiva del merito. Un buon numero di queste iniziative sono nate sul finire degli anni 90 a seguito di accordi di programma con il ministero – all’epoca retto da Luigi Berlinguer – finalizzati alla «sperimentazione di percorsi formativi avanzati e di alta qualificazione diretti a integrare l’attuale offerta di studi universitari nella fase pre- e post-laurea». Scuole d’eccellenza furono così costituite in diverse università (Lecce, Catania, Pavia, tra le altre). Il Collegio Superiore di Bologna fu invece costituito autonomamente dall’Università di Bologna nel ’99 con finanziamenti iniziali della Fondazione Cassa di Risparmio. In anni successivi scuole e collegi analoghi, anche con accordi con la Scuola Normale di Pisa, sono nati a Padova, Roma, Torino, Venezia, Udine e in altre sedi ancora. Sicuramente ne

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La cultura scientifica richiede più risorse

Poco più di un anno fa, su questo giornale, sono intervenuto sul problema della scarsa cultura scientifica in Italia. Questa penuria, oltre che ridurre la capacità di innovazione del sistema-Paese, sta aprendo varchi a fenomeni di rifiuto, quando non di demonizzazione, della scienza e dei risultati della ricerca. I danni cominciano a essere evidenti: dal tema vaccini, assurto a livello di scontro ideologico/fideistico, ai comportamenti estremi degli ultras vegani, al ricorso a terapie alternative salvifiche (come il “metodo stamina”). Il recente caso del bambino morto per una otite “curata” con l’omeopatia è emblematico. La scarsa sensibilità scientifica è anche sfruttata da chi, alimentando le “grandi paure”, trae vantaggio economico o politico. In questo intervento tento una correlazione tra l’espansione di questi fenomeni oscurantisti – certamente non nuovi e non unici del nostro Paese – e il livello di diffusione della cultura scientifica. Come indicatore utilizzo quello del numero dei

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Anvur tra manipolazione e troppi parametri

Il fatto che il sito dell’Anvur (agenzia nazionale di valutazione dell’università e ricerca) sia da molti giorni irraggiungibile «per manutenzione straordinaria a causa di attività sospette di alterazione dei contenuti» è inquietante. La preoccupazione è duplice: da un lato, il blackout mette in evidenza la vulnerabilità del sito di una Agenzia Nazionale e dall’altro dimostra che c’è chi può avere interesse a manipolare i dati sulla valutazione delle università e della ricerca. Vista la durata del blackout c’è da pensare che le sospette manipolazioni dei dati possano essere severe. Ovviamente c’è anche la possibilità che il blackout abbia origine da errori negli algoritmi e nelle modalità di conteggio che potrebbero aver condotto a pubblicare risultati non completamente corretti ma, in assenza di informazioni ufficiali, preferiamo non dare peso a questa ipotesi. Honni soit qui mal y pense. L’incidente tuttavia merita una riflessione tanto più ora che anche il nostro

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