Tag Archives: #concorsi

Eresie nel paese dei concorsi

Esattamente due anni fa ho scritto su questo giornale un articolo intitolato “Che delusione, l’Università ridotta a ‘corsa al posto’” che avviò un intenso dibattito con il contributo di numerosi colleghi. Da allora, l’argomento “concorsi” è ricomparso molte volte seguendo la cadenza delle inchieste che raggiungono l’opinione pubblica attraverso stampa e “social”. Ultima quello di Catania. Lungi da me l’idea di difendere chi utilizza i meccanismi concorsuali per reclutamenti e/o promozioni improprie, però la persistenza del tema dovrebbe spingere a domandarsi se non ci sia qualcosa di profondamente sbagliato proprio nei presupposti dei concorsi universitari. La tesi che voglio sviluppare è che i complicati meccanismi concorsuali passati e presenti non funzionano: da un lato, costringono anche i più onesti a comportamenti spesso al limite delle norme, mentre, dall’altro, finiscono per agire come protezione per quanti sfruttano le norme stesse per fini impropri. Chi conosce i sistemi universitari avanzati sa

Read More

La verità, vi prego, sull’Università

In questi giorni le Università stanno raccogliendo le opinioni degli studenti sulle attività didattiche. A chi presenzia alle lezioni viene chiesto di rispondere a una serie di domande sulla qualità degli insegnamenti, sulla chiarezza espositiva del docente, sull’interesse verso la materia e sulle strutture a disposizione. È un rituale di valutazione che si ripete a ogni semestre. Prescindendo dal giudizio che si dà a un sistema di valutazione basato su una “istantanea” di un corpo studentesco che frequenta a piacere e che raramente studia durante il periodo di lezioni (si veda Il Sole 24 Ore del 27 dicembre 2016) si tratta di domande importanti. Importanti sono le conseguenze delle risposte, visto che sempre più spesso i risultati dei questionari sono utilizzati dalle “governance” degli atenei per assegnare risorse e/o riorganizzare corsi di studio e/o per le progressioni di carriera. Ma cosa sanno veramente gli studenti dei loro professori e

Read More

Atenei più trasparenza e mobilità

Quando il «Sole» ha pubblicato a fine luglio l’articolo sulla perpetua discussione sulle carriere universitarie con il sommario “Quarant’anni persi” sono rimasto sorpreso. Un titolo un po’ forte, ho pensato, ma si sa, i titolisti devono catturare l’attenzione del lettore. Ne è nato un thread e gli interventi che ne sono seguiti hanno disegnato un panorama in chiaroscuro della nostra accademia con diverse sottolineature sui temi delle risorse, del blocco degli scatti, del reclutamento, del dottorato, della valutazione e dell’Anvur, ecc. Andava tutto bene, si stava riflettendo in modo utile – e certamente non solo sul Sole 24Ore – sul presente e sul futuro dell’università, sulla necessità di aumentare in modo significativo l’investimento in ricerca e didattica, e sul ruolo dell’università in una società colta, scientificamente e tecnicamente in grado di confrontarsi con i Paesi evoluti. Poi è arrivata l’ennesima “concorsopoli”, con tanto – e questa è stata certamente

Read More

L’Università e quell’ipocrisia della cooptazione per concorso

Mi sono laureato quaranta anni fa, nel luglio del 1977. Quaranta anni più cinque per la laurea, trascorsi quasi tutti nell’Università italiana. La cosa non è molto importate per i lettori ma mi dà il pretesto per alcune considerazioni retrospettive. Nel ’77 la situazione occupazionale non era molto diversa da quella odierna. La disoccupazione giovanile era molto elevata e l’ingresso all’università molto difficile. Ieri come oggi, “rimanere” all’università era una chimera. Ieri come oggi, voleva dire, in primo luogo, avere una famiglia alle spalle in grado di supportare quella scelta per tutti gli anni di precariato e di incertezza che sarebbero seguiti. In effetti, se dovessi tentare di riassumere quale sia stato l’argomento più presente nella discussione universitaria in questi quaranta anni non avrei dubbi. Non il diritto allo studio, non i programmi di insegnamento, non l’internazionalizzazione, non la valutazione, non i finanziamenti alla ricerca. Direi certamente il “posto”.

Read More