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Prima che sia troppo tardi

Non è vero che “la Storia si ripete”. Si ripetono i risultati  ma mai il modo con cui ci si arriva perché gli strumenti sono diversi, i percorsi sono diversi e diversi i protagonisti. Credo che sia necessario alzare il livello di attenzione. Questo episodio di “presa diretta” è molto educativo.

My lecture at IUCR Hyderabad 2017

I did not know that my lecture last year at the conference in Hyderabad had been recorded. Nice looking me up more than a year later. I remember a lot of people attending and also having light in my eyes. But it was fan. Pity that they did not show the slides. Crystal Engineering. Making Crystals with a Purpose

Game of Fears – Paura di Morire

Nuovo episodio di Game of Fears – la “saga dei saperi” dell’Istituto di Studi Avanzati. Paura di Morire – Martedì 9 dalle 14:30 alle 16:30 presso la Sala Rossa, Palazzo Marchesini, via Marsala 26, Bologna Consenso ai trattamenti sanitari e testamento biologico (legge n.219 del 2017) Relatore prof. Stefano Canestrari – Dipartimento di Scienze Giuridiche.  

tempesta perfetta

che partiti populisti facciano promesse sgangherate ci sta anche – quello che non era prevedibile è che andassero al governo insieme … le promesse sgangherate non si elidono … si sommano

Primo giorno di scuola (n.30)

Oggi inizio il primo dei due corsi di questo semestre. Tra poco sarò in aula. E’ tutto pronto. Ho riguardato e aggiornato le prime 5 lezioni. Posso sbagliarmi, anno più anno meno, ma sarà la trentesima (30ma) volta che ricomincio. Potrà sembrare strano ma c’è sempre l’ansia del “primo giorno di scuola”. Loro, gli studenti, saranno gli stessi eppure diversi (età costante, altre decine di ragazzi e ragazze per le quali tu – io – sarai “quello di chimica” per un po’ mesi a venire e io, “quello di chimica”, sarò sempre lo stesso ma un po’ più lontano da loro. Un altro anno è passato. Loro, gli studenti, non lo sanno, ma ogni anno è diverso, e ogni anno è “primo giorno”. Questa, in fondo, è una delle cose che rende questo mestiere uno dei più belli al mondo.

Perché l’università italiana non riesce a essere attrattiva

Le statistiche sull’impegno dell’Italia in ricerca e formazione ci vedono, in genere, tra gli ultimi in Europa (minori investimenti, minor numero di laureati, soprattutto scientifici, meno fondi per la ricerca di base e applicata …) e ben lontani dalle altre grandi economie europee. Ci sono due dati tuttavia che sembrano in controtendenza. Siamo terzi in Europa in quanto a numero di progetti finanziati dallo European Research Council per giovani ricercatori (ERC starting grants) e siamo al secondo posto in quanto a studenti partecipanti al programma di scambio Erasmus. Vediamo meglio di che si tratta. A conclusione della “call” del 2017, i giovani ricercatori italiani hanno ottenuto il finanziamento di 43 “starting grants”, un bel numero, che li piazza direttamente in scia dopo tedeschi (65) e francesi (48). Un posizionamento di tutto rispetto, che testimonia creatività e capacità di mettersi in gioco con proprie idee in un contesto estremamente competitivo.

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Predatory Journals e Fake CVs

“Sapere è importante, anche per cercare quello che non si sa”. Lo ricordo spesso ai miei studenti. Siccome non si può sapere tutto, lo studio deve servire anche per orientarsi tra le fonti di informazione. Serve per porre le domande giuste e per valutare la attendibilità delle risposte. Serve, in altre parole, per stabilire la “veridicità” delle fonti di informazione vuoi che si tratti di libri di testo, di pubblicazioni o del mare magnum della rete. Impresa complessa in questi tempi di sistematica demolizione – quando non di demonizzazione – delle fonti di informazione ritenute “ufficiali” (e tra queste ci sono ormai anche gli insegnanti di ogni ordine e grado). Delegittimare le fonti delle informazioni  è un modo per tagliare il collegamento tra ciò che è falso e ciò che è vero. E così succede che opinioni su temi come vaccini, terapie, alimenti, tecnologie, ma anche storia, economia, psicologia

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L’autonomia è un valore

Nel capitolo «Università e ricerca» del contratto di governo sottoscritto da Lega e M5S si legge: «Occorre inserire un sistema di verifica vincolante sullo svolgimento effettivo, da parte del docente, dei compiti di didattica, ricerca e tutoraggio agli studenti». Ragioniamoci sopra un momento. Leggendo questo punto, un “non addetto ai lavori” è automaticamente portato a pensare che all’università non esistano regole e che ognuno faccia o non faccia senza controlli di sorta. Da qui la necessità di introdurre nell’accordo come elemento qualificante anche la «verifica vincolante» dei compiti dei docenti. Cosa hanno in mente gli estensori? Che conoscenza hanno dei sistemi di verifica attualmente in atto? Parliamone. Sul lato della didattica, il docente è tenuto a indicare luogo, data, ora e argomento di ogni lezione in un registro ufficiale che, a fine corso, è firmato dal titolare del corso e consegnato alla Scuola di appartenenza. Il registro è quindi

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Più controlli sui professori universitari? Attenzione all’autonomia

Nel capitolo «Università e ricerca» del contratto di governo sottoscritto da Lega e M5S si legge: «Occorre inserire un sistema di verifica vincolante sullo svolgimento effettivo, da parte del docente, dei compiti di didattica, ricerca e tutoraggio agli studenti». Ragioniamoci sopra un momento. Leggendo questo punto, un “non addetto ai lavori” è automaticamente portato a pensare che all’università non esistano regole e che ognuno faccia o non faccia senza controlli di sorta. Da qui la necessità di introdurre nell’accordo come elemento qualificante anche la «verifica vincolante» dei compiti dei docenti. Cosa hanno in mente gli estensori? Che conoscenza hanno dei sistemi di verifica attualmente in atto? Parliamone. Sul lato della didattica, il docente è tenuto a indicare luogo, data, ora e argomento di ogni lezione in un registro ufficiale che, a fine corso, è firmato dal titolare del corso e consegnato alla Scuola di appartenenza. Il registro è quindi

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Le tre ipocrisie dei nostri atenei

Il tema “università” non ha certo dominato la recente campagna elettorale. Altre priorità. Potremmo tuttavia assumere, come “ipotesi di lavoro”, che chiunque si troverà domani a governare il Paese sappia di dover puntare sul rilancio del nostro sistema formativo, a partire dall’Università, per costruire il futuro culturale e occupazionale del Paese. Ovviamente servono risorse, e tante, ma servirebbe anche affrontare urgentemente alcune profonde contraddizioni – ma forse dovrei dire ipocrisie – del nostro sistema universitario. La prima ipocrisia è la relazione tra libere scelte degli studenti e risposta da parte dell’università. Un sistema universitario normale non è regolato da una domanda di formazione variabile, ma da una offerta definita – in maniera bipartisan – sulla base delle esigenze e delle strategie di sviluppo del Paese. So di toccare il tasto delicato della programmazione degli accessi. Un terreno continuo di scontro in nome del diritto di ciascun cittadino di accedere

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Le sfumature dell’eccellenza

Nel corso degli ultimi venti anni molte università italiane hanno costituto Collegi o Scuole Superiori destinate a studenti particolarmente motivati e capaci, selezionati annualmente sulla base esclusiva del merito. Un buon numero di queste iniziative sono nate sul finire degli anni 90 a seguito di accordi di programma con il ministero – all’epoca retto da Luigi Berlinguer – finalizzati alla «sperimentazione di percorsi formativi avanzati e di alta qualificazione diretti a integrare l’attuale offerta di studi universitari nella fase pre- e post-laurea». Scuole d’eccellenza furono così costituite in diverse università (Lecce, Catania, Pavia, tra le altre). Il Collegio Superiore di Bologna fu invece costituito autonomamente dall’Università di Bologna nel ’99 con finanziamenti iniziali della Fondazione Cassa di Risparmio. In anni successivi scuole e collegi analoghi, anche con accordi con la Scuola Normale di Pisa, sono nati a Padova, Roma, Torino, Venezia, Udine e in altre sedi ancora. Sicuramente ne

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La verità, vi prego, sull’Università

In questi giorni le Università stanno raccogliendo le opinioni degli studenti sulle attività didattiche. A chi presenzia alle lezioni viene chiesto di rispondere a una serie di domande sulla qualità degli insegnamenti, sulla chiarezza espositiva del docente, sull’interesse verso la materia e sulle strutture a disposizione. È un rituale di valutazione che si ripete a ogni semestre. Prescindendo dal giudizio che si dà a un sistema di valutazione basato su una “istantanea” di un corpo studentesco che frequenta a piacere e che raramente studia durante il periodo di lezioni (si veda Il Sole 24 Ore del 27 dicembre 2016) si tratta di domande importanti. Importanti sono le conseguenze delle risposte, visto che sempre più spesso i risultati dei questionari sono utilizzati dalle “governance” degli atenei per assegnare risorse e/o riorganizzare corsi di studio e/o per le progressioni di carriera. Ma cosa sanno veramente gli studenti dei loro professori e

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