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Studenti e ascensore sociale

Prendo spunto da un recente incontro a Bologna con dottorande e dottorandi di ricerca internazionali per il lancio di una iniziativa di coworking incentrata sui “sustainable development goals” (SDG, obiettivi di sviluppo sostenibile) proposti dalla Nazioni Unite per gli anni a venire. Un piccolo gruppo di lavoro con dottorandi da Ghana, Etiopia, Tunisia, Pakistan, Iran, Iraq, Giordania, Lituania, Ucraina, Russia, Sud Africa e altri paesi ancora. La prima domanda era sulle priorità. Voi che provenite “dal resto del mondo” quale pensate sia, tra quelli elencati dall’ ONU, il problema più importante? Un giro di tavolo, 5 minuti a testa. Mi aspettavo risposte come “immigrazione”, “cambiamenti climatici”, “disparità di genere”, o “fame e alimentazione” e invece il denominatore comune delle loro risposte è stato nettamente “education”, la formazione. Educare le persone. In fondo cosa altro potevano dire ragazze e ragazzi arrivati a Bologna per studiare e fare ricerca da zone

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La Befana all’Università

Dopo la corsa contro il tempo per la sua approvazione, la legge di bilancio può finalmente essere studiata, anche se ex-post. Per chi si occupa di università e ricerca non è semplice estrarre le informazioni più rilevanti e, soprattutto, non è immediato distinguere tra risorse concretamente disponibili e risorse virtuali. Vediamo qualche dato. Per quanto riguarda il comparto università e ricerca, la manovra prevede incrementi di 40 M al fondo di finanziamento ordinario (FFO), di 40 M per il CNR e altri enti di ricerca vigilati dal MIUR, e di 10 M per il fondo delle borse di studio. Questi incrementi non appaiono certamente in grado di invertire la tendenza al definanziamento delle Università. 40 M di FFO rappresentano poco più dello 0.5% del fondo ordinario (che si prevede pari a 7.450M), e non sono nemmeno sufficienti a coprire i significativi incrementi di spesa corrente. Si tratta quindi di

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Caro Babbo Natale quest’anno vorrei in regalo una nuova università

Caro Babbo Natale quest’anno vorrei in regalo una nuova università. E’ un regalo impegnativo, lo so, ma è un regalo per tanti, non per pochi. Anzi sarebbe un regalo per tutti, anche per quelli che i figli all’università non li mandano. Sì, perché tutti abbiamo bisogno di insegnanti, ingegneri, medici, avvocati ecc. In fondo abbiamo tutti bisogno che funzioni bene il luogo dove conoscenza e cultura vengono prodotte e trasferite. Anche se non tutti se ne rendono conto, l’università serve per stare meglio. Cosa ci dovrebbe essere nel pacco regalo? Penso che le preferenze di chi, come me, già lavora all’università siano diverse da quelle di chi all’università vorrebbe costruire il proprio percorso professionale e ancora diverse da quelle di chi ci va per formarsi e studiare. Vediamo in cosa potrebbero consistere questi regali. Io, professore universitario avanti in carriera, vorrei più tempo, caro Babbo Natale, o – più

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Medici in fuga – uno dei (tanti) paradossi italiani

Formare un medico italiano costa ai tax payers 150.000€, euro più euro meno. Al giovane medico servono almeno sei anni di studio e di sforzi consistenti, oltre a un indispensabile supporto dalla famiglia. Il sistema universitario investe le competenze di centinaia di docenti, e il servizio sanitario nazionale le strutture cliniche e il personale di ospedali e policlinici per i periodi di tirocinio ospedaliero. Uno sforzo collettivo di ampia portata. La notizia che la Gran Bretagna intende reclutare 150 medici italiani per immetterli, con un contratto iniziale di tre anni e un consistente contributo al trasferimento, ci deve fare riflettere. Approfondiamo un momento. In realtà la notizia non rappresenta una vera novità. Fa un po’ più di clamore in epoca Brexit, ma non è una sorpresa. La stessa commissione europea, non più di un anno fa, ci informava del fatto che tra il 2005 e il 2015 sono stati

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Università dimenticata

Dov’è finita l’università ? E’ in corso un dibattito intenso, a tratti estenuante, su manovra commerciale, migranti, sicurezza, reddito di cittadinanza, “quota 100” e superamento della legge Fornero, per non parlare di deficit di bilancio e di Europa. Tutti temi importanti, ci mancherebbe, anzi importantissimi. Ma della profondissima debolezza strutturale del nostro sistema formativo nessuno sembra interessarsi più di tanto. Eppure che tante criticità nascono proprio da lì. Siamo ai livelli più bassi della formazione in Europa e abbiamo gli investimenti pubblici (e anche privati) più bassi nella ricerca. Abbiamo il più basso numero di laureati e di dottori di ricerca e per di più l’età media è alta, il che spesso li porta fuori mercato. Ma la gente è ormai talmente assuefatta alle statistiche che vedono l’Italia tra gli ultimi che nemmeno ci fa più caso. E poi, come distinguere quelle vere da quelle “fake”. A chi credere?

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PhD@ISA immigrazione culturale

Oggi abbiamo intervistato i dottorandi stranieri che hanno chiesto di entrare a fare parte dell’Istituto di Studi Avanzati. Ogni anno ne ammettiamo un piccolo numero tra quelli che hanno vinto i concorsi di dottorato di UniBo. Anche questo anno sono rimasto colpito dallo spessore e dalla determinazione di queste ragazze e ragazzi. Provenienza? La più disparata: Russia, Etiopia, Pakistan, Sud Africa, Brasile, Cina, Georgia, Moldavia, Grecia, Iran. Tre cose notevoli: molti hanno vinto “semplicemente” partecipando ai concorsi di dottorato scelti studiando le pagine web di UniBo o in virtù di qualche contatto allacciato da studenti. Selezionati perché bravi e convincenti. donne e uomini in eguale misura e provenienze “difficili”, tutte e tutti a tentare la strada dell’emigrazione culturale. Non è la stessa cosa per tutti. Pensate a una ragazza iraniana o etiope o anche russa o georgiana … di questi tempi. Incredibile capacità di adattamento e voglia di farcela

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Segnali dal futuro

Vorrà pure dire qualcosa se giornali in UK, in USA, In Italia chiedono il supporto dei lettori per difendere il giornalismo indipendente? Sì, certo, qualcuno penserà che si tratta di un modo per sfruttare a proprio vantaggio commerciale la situazione politica e i rapporti tesi con i governi dei rispettivi paesi. Può essere, anzi è così certamente. Ma resta il segnale (drammaticamente) preoccupante del deteriorarsi – anche in paesi di lunga tradizione di indipendenza della stampa – del principio di libertà di critica e di opinione. Sono processi erosivi. Sono processi che iniziano lentamente. Sassi che rotolano, uno oggi, uno domani, fino a trasformarsi – tutto in una volta – in frane che travolgono tutto. E i giornalisti – che “pure loro tengono famiglia” – cominceranno ad adeguarsi. Qualcuno lo sta già facendo. E improvvisamente diventerà sera. E improvvisamente ci si renderà conto che il mondo è cambiato malamente.

Prima che sia troppo tardi

Non è vero che “la Storia si ripete”. Si ripetono i risultati  ma mai il modo con cui ci si arriva perché gli strumenti sono diversi, i percorsi sono diversi e diversi i protagonisti. Credo che sia necessario alzare il livello di attenzione. Questo episodio di “presa diretta” è molto educativo.

My lecture at IUCR Hyderabad 2017

I did not know that my lecture last year at the conference in Hyderabad had been recorded. Nice looking me up more than a year later. I remember a lot of people attending and also having light in my eyes. But it was fan. Pity that they did not show the slides. Crystal Engineering. Making Crystals with a Purpose

Game of Fears – Paura di Morire

Nuovo episodio di Game of Fears – la “saga dei saperi” dell’Istituto di Studi Avanzati. Paura di Morire – Martedì 9 dalle 14:30 alle 16:30 presso la Sala Rossa, Palazzo Marchesini, via Marsala 26, Bologna Consenso ai trattamenti sanitari e testamento biologico (legge n.219 del 2017) Relatore prof. Stefano Canestrari – Dipartimento di Scienze Giuridiche.  

tempesta perfetta

che partiti populisti facciano promesse sgangherate ci sta anche – quello che non era prevedibile è che andassero al governo insieme … le promesse sgangherate non si elidono … si sommano

Primo giorno di scuola (n.30)

Oggi inizio il primo dei due corsi di questo semestre. Tra poco sarò in aula. E’ tutto pronto. Ho riguardato e aggiornato le prime 5 lezioni. Posso sbagliarmi, anno più anno meno, ma sarà la trentesima (30ma) volta che ricomincio. Potrà sembrare strano ma c’è sempre l’ansia del “primo giorno di scuola”. Loro, gli studenti, saranno gli stessi eppure diversi (età costante, altre decine di ragazzi e ragazze per le quali tu – io – sarai “quello di chimica” per un po’ mesi a venire e io, “quello di chimica”, sarò sempre lo stesso ma un po’ più lontano da loro. Un altro anno è passato. Loro, gli studenti, non lo sanno, ma ogni anno è diverso, e ogni anno è “primo giorno”. Questa, in fondo, è una delle cose che rende questo mestiere uno dei più belli al mondo.