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Università dimenticata

Dov’è finita l’università ? E’ in corso un dibattito intenso, a tratti estenuante, su manovra commerciale, migranti, sicurezza, reddito di cittadinanza, “quota 100” e superamento della legge Fornero, per non parlare di deficit di bilancio e di Europa. Tutti temi importanti, ci mancherebbe, anzi importantissimi. Ma della profondissima debolezza strutturale del nostro sistema formativo nessuno sembra interessarsi più di tanto. Eppure che tante criticità nascono proprio da lì. Siamo ai livelli più bassi della formazione in Europa e abbiamo gli investimenti pubblici (e anche privati) più bassi nella ricerca. Abbiamo il più basso numero di laureati e di dottori di ricerca e per di più l’età media è alta, il che spesso li porta fuori mercato. Ma la gente è ormai talmente assuefatta alle statistiche che vedono l’Italia tra gli ultimi che nemmeno ci fa più caso. E poi, come distinguere quelle vere da quelle “fake”. A chi credere?

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PhD@ISA immigrazione culturale

Oggi abbiamo intervistato i dottorandi stranieri che hanno chiesto di entrare a fare parte dell’Istituto di Studi Avanzati. Ogni anno ne ammettiamo un piccolo numero tra quelli che hanno vinto i concorsi di dottorato di UniBo. Anche questo anno sono rimasto colpito dallo spessore e dalla determinazione di queste ragazze e ragazzi. Provenienza? La più disparata: Russia, Etiopia, Pakistan, Sud Africa, Brasile, Cina, Georgia, Moldavia, Grecia, Iran. Tre cose notevoli: molti hanno vinto “semplicemente” partecipando ai concorsi di dottorato scelti studiando le pagine web di UniBo o in virtù di qualche contatto allacciato da studenti. Selezionati perché bravi e convincenti. donne e uomini in eguale misura e provenienze “difficili”, tutte e tutti a tentare la strada dell’emigrazione culturale. Non è la stessa cosa per tutti. Pensate a una ragazza iraniana o etiope o anche russa o georgiana … di questi tempi. Incredibile capacità di adattamento e voglia di farcela

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Segnali dal futuro

Vorrà pure dire qualcosa se giornali in UK, in USA, In Italia chiedono il supporto dei lettori per difendere il giornalismo indipendente? Sì, certo, qualcuno penserà che si tratta di un modo per sfruttare a proprio vantaggio commerciale la situazione politica e i rapporti tesi con i governi dei rispettivi paesi. Può essere, anzi è così certamente. Ma resta il segnale (drammaticamente) preoccupante del deteriorarsi – anche in paesi di lunga tradizione di indipendenza della stampa – del principio di libertà di critica e di opinione. Sono processi erosivi. Sono processi che iniziano lentamente. Sassi che rotolano, uno oggi, uno domani, fino a trasformarsi – tutto in una volta – in frane che travolgono tutto. E i giornalisti – che “pure loro tengono famiglia” – cominceranno ad adeguarsi. Qualcuno lo sta già facendo. E improvvisamente diventerà sera. E improvvisamente ci si renderà conto che il mondo è cambiato malamente.

Prima che sia troppo tardi

Non è vero che “la Storia si ripete”. Si ripetono i risultati  ma mai il modo con cui ci si arriva perché gli strumenti sono diversi, i percorsi sono diversi e diversi i protagonisti. Credo che sia necessario alzare il livello di attenzione. Questo episodio di “presa diretta” è molto educativo.