Caro Babbo Natale quest’anno vorrei in regalo una nuova università.

E’ un regalo impegnativo, lo so, ma è un regalo per tanti, non per pochi. Anzi sarebbe un regalo per tutti, anche per quelli che i figli all’università non li mandano. Sì, perché tutti abbiamo bisogno di insegnanti, ingegneri, medici, avvocati ecc. In fondo abbiamo tutti bisogno che funzioni bene il luogo dove conoscenza e cultura vengono prodotte e trasferite. Anche se non tutti se ne rendono conto, l’università serve per stare meglio.

Cosa ci dovrebbe essere nel pacco regalo? Penso che le preferenze di chi, come me, già lavora all’università siano diverse da quelle di chi all’università vorrebbe costruire il proprio percorso professionale e ancora diverse da quelle di chi ci va per formarsi e studiare. Vediamo in cosa potrebbero consistere questi regali.

Io, professore universitario avanti in carriera, vorrei più tempo, caro Babbo Natale, o – più semplicemente – vorrei che mi venisse restituito il tempo che devo dedicare ai rivoli di burocrazia quotidiana, tutta ormai rigorosamente on-line, ma non per questo meno invadente. Vorrei indietro tutto il tempo che dedico a fare ordini, firmare verbali, caricare materiale didattico, prenotare aule e laboratori, fissare appelli d’esame, organizzare missioni, riempire moduli, fornire dati, ecc. Penso che in questo modo un buon 30% del mio tempo (che i tax payers pagano salato) tornerebbe alla ricerca e alla letteratura scientifica e ai seminari che non ho mai tempo di seguire e a quei contatti internazionali che devo comprimere su skype sul fine settimana. Come vedi non chiedo soldi. Troppo prevedibile. Anche perché, avendo più tempo, riuscirei a scrivere progetti migliori e forse a procurarmi più finanziamenti. Produrrei di più e insegnerei meglio.

Per chi vuole avviare, o consolidare, una carriera nello studio e nella ricerca universitaria il regalo dovrebbe invece contenere opportunità concrete e riconoscimento del merito. Risorse adeguate e atti conseguenti sarebbero il regalo giusto per i tanti giovani in “temporary jobs”. Un reclutamento indispensabile per arrestare il processo di desertificazione delle nostre università e una politica incentivante per sostenere la circolazione nazionale e internazionale e contrastare l’inbreeding accademico, causa di tanti ritardi del nostro sistema. Non un posto, non un “che bravo/a!”, ma la certezza di una opportunità (e certo non promette bene l’emendamento della finanziaria che blocca le assunzioni a tempo indeterminato nelle Università fino al Novembre 2019).

E poi gli studenti. Questa è la parte forse più impegnativa del regalo. Vorrei che Babbo Natale portasse una università più accogliente. Una università dove i giovani vivessero bene, dove le aule fossero capaci, le biblioteche e le sale studio aperte fino a tardi, le mense diffuse, i laboratori attrezzati di strumentazioni moderne e gli studentati abbondanti e ben organizzati. Non un supermercato dove “spendo poco e poco mi aspetto”, o una zona franca dove tutto è consentito, o un luogo di transito quando non di parcheggio. Un luogo dove lo Stato dà tanto perché lo Stato, cioè tutto il Paese, cioè tutti noi, investe su ogni singolo studente. Una università aperta, internazionale per definizione, e in continuo confronto con i grandi centri di produzione e diffusione del sapere nel mondo, capace anche di attrarre le risorse europee e la migliore immigrazione intellettuale.
Come vedi, caro Babbo Natale, si tratta di regali solo in apparenza immateriali: tempo, opportunità, accoglienza. Sono regali che implicano politiche coerenti e tante risorse (molte di più dei pochi finanziamenti riservati al fondo ordinario e al diritto allo studio nella finanziaria). Sono regali che implicano una classe politica in grado di comprendere che il destino del Paese è legato strettamente al funzionamento della sua filiera formativa e in particolare a quello del suo ultimo stadio, quello che genera la classe dirigente, i professionisti, i medici, gli intellettuali, gli ingegneri, gli studiosi e gli scienziati senza i quali un paese moderno non può affrontare i problemi del proprio sviluppo.
Caro Babbo Natale, porta un regalo anche al governo. Porta in regalo il risultato di una valutazione costi-benefici dell’investimento sull’università.

Sole 24 Ore del 22-12-2018

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