Stavo pensando di scrivere qualcosa per commentare il ripetersi del rituale delle “vaffa lauree”. Poi mi sono ricordato di aver pubblicato un intervento  su Repubblica Bologna nel 2014. Chissà? Magari oggi potrei scrivere cose diverse?

E invece no … Allora ripropongo

“La sessione di laurea di luglio che si sta concludendo non ci ha certo sorpreso: ore di “vaffa lauree”, anzi giornate di “vaffa lauree”. Una proclamazione ogni 10 minuti, con livelli sempre più arditi di degrado e di trasgressione. In questa sessione ho visto i fumogeni, ho sentito i petardi e le sirene da stadio, ho visto usare per la prima volta i megafoni, quelli che si usano nelle manifestazioni politiche. Quei capannelli di 15, 20 persone – uno qua, uno là, uno più in là – il laureato, gli amici e le amiche, vestiti come per un matrimonio, le mamme e le zie, qualche nipotino o fratello – con i cabaret dei pasticcini poggiati sui cubi della piazza in mezzo all’immondizia del laureato che è passato prima, alla puzza della sera prima – mettono tristezza.
Siamo certi che non si riesca a fare di meglio? Anche per loro. Le famiglie e gli studenti hanno diritto di festeggiare così come chi lavora all’università, e anche solo chi “passa per di lì”, hanno diritto a condizioni ambientali decenti, al rispetto dell’udito, della vista e dell’olfatto. L’istituzione poi ha diritto al rispetto per quello che l’università collettivamente rappresenta: l’impegno di migliaia di studenti e ricercatori e docenti e tecnici e amministrativi ecc. Insomma conflitto di diritti ? Vediamo cosa si può fare. Intanto non c’è una ricetta unica né c’è una ricetta semplice, ma c’è una scelta preliminare unica e semplice: riconoscere che le “vaffa lauree” sono un problema.
Proviamo a fare qualche ipotesi. Intanto, e in primo luogo, cominciamo a dire la verità alle famiglie e agli studenti: con la laurea triennale non si diventa dottori. Il nostro ordinamento (3+2+3), piaccia o non piaccia, prevede tre livelli, la laurea triennale, la laurea magistrale (che possono essere fusi nella laurea a ciclo unico) e il dottorato di ricerca. Nel resto d’Europa si è dottori solo con quest’ultimo titolo, da qui a diventare dottori con la triennale  ce ne passa. Se vogliamo stare in Europa cominciamo da qui: riserviamo i festeggiamenti almeno alla laurea magistrale. Saranno passati cinque anni dall’uscita dalle scuole superiori, gli stduenti avranno faticato di più, saranno più saggi e chiederanno di meglio. Punto secondo la prevenzione. Il risultato si vede dove l’opera di dissuasione verso i comportamenti incivili inizia dal momento dell’ “entrata in tesi”. Il laureando o la laureanda sono il collegamento ovvio con il gruppo che organizzerà “la festa”. Terzo punto, che si collega al primo, è il depotenziamento della cerimonia per le triennali: l’enfasi deve essere proporzionale alla fatica e al tempo richiesto per raggiungere l’obiettivo. C’è anche la possibilità di sospendere le sessioni di laurea per incompatibilità ambientale e di riconvocarle in altra data quando la situazione degenera. Sarebbero gli stessi studenti che ancora devono laurearsi a “proteggere” la loro sessione di laurea.  Qualora poi tutte queste misure fallissero rimane sempre la possibilità di rendere il conseguimento della laurea triennale una mera comunicazione amministrativa. Sarebbe un peccato, però. Come spesso succede in questo paese a fare le spese del comportamento di pochi sarebbero i tanti. Gli studenti sono importanti, la città è importante, la capacità di attrazione nazionale e internazionale è importante. Non sarà il problema più importante, non sarà il solo problema, ma le “vaffa lauree” danneggiano tutti.”

Chiosa: un Paese di vaffa-lauree, di vaffa-tutti-i-giorni (abbiamo anche un vaffa-partito) è un vaffa-Paese?

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