Il latino è importante e il dibattito sulla permanenza degli studi classici anche. Le radici culturali, la ubiquità dei termini di origine latina e greca, gli strumenti per la comprensione dei dati storici sia remoti sia recenti, le connessioni con il pensiero giuridico e con quello sociale ed anche economico dell’Italia e di buona parte d’Europa. E’ così.
Comprensibile quindi la preoccupazione per l’allontanamento progressivo dagli studi classici. Ma è veramente questo il problema?

Quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni non sembra essere la conseguenza di una minore attenzione al greco e al latino. Sembra invero la conseguenza di una vasta carenza di elementi di cultura di base. Ignoranza insomma.
Il terribile terremoto del centro Italia, con l’annessa discussione sulla prevedibilità o meno dei terremoti, ha fornito esempi inquietanti di quanto l’ignoranza di concetti elementari sia diffusa tra i commentatori pubblici e privati.
Non solo il terremoto, purtroppo. Sono di questi giorni la morte di una ragazza malata di leucemia per la quale i genitori si sono opposti alla somministrazione di cure pubbliche che hanno successo nell’ 80-90% dei casi, e quella di una giovane madre che ha rifiutato le cure per il tumore al seno ricorrendo a pratiche “alternative”. Ed è notizia ormai frequente quella di neonati malnutriti da genitori vegani ai quali viene persino tolta la patria potestà, e dei primi bambini che si ammalano a causa di malattie che sono ricomparse, e spesso uccidono, a causa della diminuzione della popolazione vaccinata. E potrei proseguire.

Ma l’ignoranza di per sé non è un male incurabile, quello che non si sa si può apprendere. Tuttavia l’ignoranza può facilmente cronicizzarsi se mescolata con dosi elevate di fanatismo.
Fanatismo? Sì proprio quello. Come altrimenti si può definire il rifiuto delle conoscenze conquistate in anni di studio e ricerca e per le quali tante risorse pubbliche e private sono state e vengono investite?

Il trend che dovrebbe preoccuparci non è quindi l’abbandono del latino e del greco ma l’aumento del numero di quanti rifiutano i risultati scientifici e credono a “santoni” di turno, e di quanti, pur avendone le possibilità, non studiano e non si informano (ma parlano e scrivono).

Sembra paradossale. Chi pensava che la rete, il web, la globalizzazione avrebbero consentito una crescita culturale ampia e diffusa raggiungendo democraticamente fette di popolazione tradizionalmente escluse dalla conoscenza scientifica si sbagliava. La rete – manifestazione suprema della tecnologia della comunicazione globale – è un campo in cui tutti possono giocare. Ma se la squadra dei fanatici ignoranti è più attiva la partita è persa e la rete finisce per diffondere ignoranza, rifiuto del pensiero positivo, e diffidenza nei confronti della scienza. Non conoscenza vera, supportata dallo studio e dalla ricerca, ma “vere falsità” che circolano e rimbalzano e si radicano.

Che fare? In primis non sottovalutare le conseguenze sociali ed economiche di queste tendenze. Altrimenti l’allargamento del “divide” culturale condurrà a un mondo diffusamente ignorante, nel senso proprio che non sa e che, per di più, si rifiuta di sapere considerando le conoscenze scientifiche come incerte, pericolose, e poco affidabili. Un oscurantismo di ritorno degno dei migliori scenari distopici.

Occorre, a mio avviso, attivare strategie di contrasto. Ne vedo almeno tre:
a) cresca la presenza sui social network di studiosi e ricercatori. Non sorridano davanti alle sciocchezze che leggono ma rispondano punto a punto citando dati e fatti. Molti lo stanno già facendo ma il rumore delle “bufale” è ancora troppo assordante.
b) si muovano le società scientifiche, come già avviene in altri paesi, assumendosi la responsabilità della “pronta risposta” corretta e qualificata, assumendo posizioni ufficiali e garantendo presenza sul campo con proprie task force in caso di emergenza.
c) la scuola e l’università affrontino il problema del rifiuto della scienza, ne discutano e forniscano ai giovani, che frequentano la rete, gli strumenti per rispondere all’oscurantismo con le informazioni corrette. Il fanatismo, che ha molte facce, si combatte anche così.

19/11/2016

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